L'argentea Babele

La Mole, solitamente cupa e stentorea, era un gigante buono, un Polifemo reso guercio. Non si udiva alcun suono. Solo qualche sirena era attutita dai grandi palazzi che accorpavano il mio sguardo come un abbraccio mortifero. Le vene pulsavano affaticate, il respiro era un po’ variabile ma ancora volonteroso.  Ispezionai in lungo e in largo quella strada, deserta come in un giorno di piena estate, e decisi di tentare il tutto per tutto.